Honeycomb e l’era della tablet utile

15 feb

post_tablet_android

Chi tra voi mi ha già letto su queste pagine sa bene che non sono un grande fan delle tablet, sarà perchè non sono così portabili come gli smartphone, o così potenti e versatili come un vero pc (netbook o laptop che sia). Per farla breve diciamo pure che è il formato stesso della tavoletta a non convincermi fino in fondo, schermo grande ma non abbastanza, niente tastiera integrata, una macchina fotografica digitale è più piccola e scatta le  foto decisamente meglio, un telefono è più utile per comunicare e te lo puoi portare sempre appresso.

Ma che spazio ha allora questa benedetta tablet, e, soprattutto, come mai il mondo dell’hitech oggi sembra non vedere altro? Perchè stiamo vedendo questa colossale invasione di tavolette? Siano esse marchiate con una mela, una finestra colorata oppure un androide verde pistacchio?

Cercherò di darvi la mia opinione, ben consapevole che, in fondo, si tratta soltanto dell’ennesima voce, magari un po’ fuori dal coro.

Colgo inoltre l’occasione per fare un breve riassunto di quello che ci possiamo aspettare dalle nuove tablet Android che montano Honeycomb e che stanno per arrivare sul mercato.

Lo scopo di un tablet

Forse si tratta soltanto di un cambio di prospettiva, ma non è poi così banale: solitamente pensiamo a quello che vogliamo fare in termini di “come lo abbiamo sempre fatto fino ad oggi”. E forse il vero limite dei ragionamenti legati ai tablet fino ad ora sta proprio qui. Per quanto mi possa sforzare di trovare ragioni per cui un tablet possa essere utile alla luce di quello che mi serve oggi, non sarà mai sufficiente a prevedere l’uso che noi tutti ne faremo domani.

Ho avuto a disposizione tablet sin dall’inizio, da prima dell’uscita dell’iPad in Italia, per intenderci, e il mio primo approccio non è stato dei più felici, del resto l’iPad ha il vantaggio enorme di essere il primo tablet convincente, ma è ben lontano dall’essere il tablet definitivo, e questo mi sembra altrettanto evidente. Cosa ci fai con un tablet, se per leggere libri un kindle è meglio, se per vedere foto la carta e i grandi schermi sono imbattibili, se sei costretto a vedere film e serie TV in standard definition e ad un mono tasking spudorato ? Sinceramente non molto, e continuavo a chiedermi dove stesse la rivoluzione di cui tutti parlavano. Ma ancora non avevo idea di cosa avesse in serbo il futuro.

Ci sono cose per cui un tablet è insuperabile, e me ne rendo conto man mano che il tempo passa e questa evoluzione si manifesta in modo sempre più evidente: provate a tornare ad un vecchio giornale di carta dopo averne usato uno su iPad, e vi renderete conto della verità di questa affermazione. E così abbiamo altre categorie editoriali: fumetti e periodici, ma anche enciclopedie e dizionari, il tablet in questi casi ha molto da dire, e all’indomani del lancio del primo quotidiano tablet only (ma diciamo pure iPad only, perchè è così che stanno le cose), ovvero il “The Daily”, creatura per tre quarti Murdoch e per un quarto Jobs. Ma è solo l’inizio, ora iniziano ad uscire i primi esperimenti, si avranno i primi flop e le prime evoluzioni ed estinzioni, ma il domani è un universo che esplode, accomodatevi amici, se anche voi chiedete cos’è l’informazione senza i confini della carta e senza la mediazione di mouse e tastiera, perchè credo che ne vedremo tutti delle belle.

L’importante è crederci

La direzione è netta, i tablet sono qui per rimanere, e ancora una volta il nostro modo di comunicare sarà il primo a sentirne le conseguenze. I tablet si stanno scavando una posizione importante, un posto fisso nella vita di molti di noi, e volente o nolente dovremo farci i conti nei giorni a venire. Lo scenario ha quel tantino di deja vu a cui ormai ci siamo abituati, come sempre Apple è pioniera, coraggiosa e senza compromessi, la visione di Steve è quella che conta, gli altri si adattino! Arriva Google, in ritardo, ma è pronta a raccogliere tutti quelli che non si accontentano di un pasto riscaldato (cosa che credo sarà l’iPad 2 in base alle informazioni in mio possesso al momento), ma vogliono qualcosa di veramente nuovo in cui immergere i denti. E’ sufficiente guardare il video dell’evento di ieri, 2 febbraio 2011, organizzato da Google per presentare ufficialmente Honeycomb. I tablet sono un argomento serio, e, contrariamente a quanto sembrava trasparire all’inizio, anche Google ci crede fino in fondo:

please install flash

Converrete con me che si tratta di una demo tecnologicamente molto interessante, abbiamo la convergenza della grafica 2d e 3d, un prototipo di desktop android style che è decisamente l’opposto di quello che propone Apple e un’interfaccia che sembra uscire direttamente dalla fantasia di qualche sceneggiatore di film sugli hacker, naturalmente il tutto condito con la stabilità e il grado di personalizzazione che ormai tutti ci aspettiamo da Android.

La video chat e il sistema di notifiche ripensato sono solo la ciliegina sulla torta, una torta che siamo tutti ansiosi di assaggiare!

Lo sviluppo in parallelo

Una delle vere novità che Google propone ai developer è la completa interoperabilità tra versioni e target Android, dalle parole di Hugo si capisce chiaramente che in Google stanno lavorando seriamente per sistemare il loro storico punto debole, ovvero la mostruosa frammentazione di questo gigantesco ecosistema. “Se seguite le guideline di sviluppo non avrete bisogno di adattare la vostra applicazione per smartphone Android al formato tablet” per citare Hugo, ovvero, un po’ di lavoro in più in fase di sviluppo e preparazione potranno permettere a tutti i developer di scrivere applicazioni con il dono dell’ubiquità, utilizzando i costrutti fragment potrebbe svanire uno dei principali problemi che ha afflitto i tablet ad oggi, ovvero il fatto di dover sostanzialmente rifare le applicazioni da zero per questo diverso formato, e detta così (se funziona) mi sembra davvero un gran bel colpo da mettere a segno.

Face to Face

Un altra funzione in cui le tablet potrebbero davvero eccellere secondo me, è la possibilità di comunicazione video, in questo senso credo che ci siano tutti i presupposti perchè le tablet diventino il vero videotelefono del XXIesimo secolo. Le dimensioni sono abbastanza buone da non costringerci alla lente d’ingrandimento con lo schermo, e c’è tutto lo spazio necessario per inserire fotocamere e sensori interessanti nell’hardware di corredo, sia front facing che back facing, la tablet non è soggetta a tutte le limitazioni di spazio di uno smartphone e potrebbe rivelarsi il compromesso ideale per videoconferenze e video comunicazione in movimento all’insegna della qualità.

La console di domani

Negli ultimi anni il mondo dei videogiochi è cambiato parecchio, rivoluzionato dal terremoto dell’online gaming (MMOG e compagnia bella) e dal casual gaming sugli smartphone, ha nelle tablet la sua logica conseguenza ed estensione. Di fatto giocare sullo schermo dello smartphone può essere un’esperienza molto snervante e l’accento sul mobile non è forse così importante come si pensava all’inizio di questo cambiamento. Tutto sommato se pensiamo che il principale introito dell’industria dei videogiochi, ovvero le console da salotto, vengono usate ancora attaccate al televisore di casa, e che le console portatili non hanno avuto questo successo così dirompente (con l’unica vera eccezione rappresentata dal gameboy in tutte le sue declinazioni passate e presenti) le tablet sembrano il perfetto compromesso tra portabilità e prodezza tecnica.

Sempre in questo senso Android sta assumendo un carattere estremamente ludico, con l’introduzione dell’xperia play da parte di Sony abbiamo davanti agli occhi il primo dispositivo Android pensato esplicitamente per il gaming, e anche se non è un fatto esplicito, sono convinto che si tratti sempre più di un tablet e sempre meno di uno smartphone.

Finisce l’era dello smartphone?

Arrivo addirittura a considerare questo ultimo passo come inevitabile, se ci fate caso i confini tra lo smartphone e la tablet stanno pian piano facendosi sfuocati e credo proprio che presto scompariranno. Forse in questo senso è davvero finita un’era, quella del telefonino, e ne sta iniziando una nuova, quella del mobile personal computing, dove le tablet sono una vera e propria estensione della nostra persona e rappresentano in toto la nostra identità digitale.

Le dimensioni dello schermo aumentano e i terminali si fanno più piatti, per estendere la superficie di visualizzazione e di contatto (il che è ottimale per i touch screen) ma anche il volume utile e, di conseguenza la potenza di calcolo, i device si fanno sempre più potenti e ormai i più recenti sono tutti multi core.

Oltre a tutto questo emerge un altro fatto, cioè che la disponibilità di spazio su disco non è più così fondamentale come in passato, dato che moltissimi dei nostri dati sono ormai residenti “in the cloud” e vengono richiamati solo quando servono (come ad esempio già succede nelle app dropbox mobile). Ancora una volta siamo davanti a grossi cambiamenti inaspettati e rapidissimi, il mercato si evolve, e noi con lui.

Coming soon in a pocket near you

Per concludere sono sempre più convinto che il 2011 sarà l’anno della Tablet, e i recenti sviluppi parlano chiaro, tutti i big player sono entrati in gioco o si apprestano ad entrarci, e stiamo parlando di giganti come i sopracitatti Apple e Google, ma anche RIM e HP, che non possono di certo permettersi di stare a guardare.

Io sono tra quelli che, scettici all’inizio, stanno lentamente cambiando idea, e quindi sono ansioso di vedere quali nuovi scenari ci prospetterà questo mercato in continuo fermento.

Datemi retta, ci sono ottime probabilità che proprio quest’anno, lo finirete trovandovi in tasca qualcosa di diverso dal solito, forse un po’ meno smartphone e un po’ più tablet, ma sicuramente più utile che mai.

Come al solito aspetto le vostri opinioni sul tema, fatemele avere nei commenti a questo post oppure con una email a alfa chioccioletta landroide.it.

4 Risposte a “Honeycomb e l’era della tablet utile”

  1. ilovedoom 15. feb, 2011 alle 18:31 #

    il ragionamento fila ma il cambiamento è diverso e simile a quello che dici.

    innanzitutto che apple sia pioniera è notevolmente sbagliato: è pioniera per un tablet sfruttabile ma microsoft c’era arrivata anni prima con xp tablet edition e schermi resistivi. il difetto fu il costo esorbitante del tablet che in realtà erano portatili ancora troppo costosi per le tasche di tutti.

    l’era del tablet è la naturale conseguenza della pessima era del netbook: uno strumento entry-level che non sapeva fare le cose dei laptop. un notebook ora si divide in fasce basse, medie e professionali.

    il netbook è al di sotto della fascia bassa creando confusione nel mercato di chi adopera il computer per andare su internet e scrivere la ricerca per l’università senza grossi compromessi di elaborazione grafica. infatti è molto meno performante per poter montare un video o iniziare a fare fotomontaggi con photoshop. l’idea del mercato doveva essere come l’applicazione in quello nipponico: uno strumento alternativo ai libri di testo nelle classi e per diminuire il brusio di fondo durante le lezioni.

    ora il tablet, la tablet è quella grafica che produce wacom, è uno strumento che risponde meglio all’esigenza di movimento e a metà strada tra quello che sappiamo fare con o senza pc grazie a interfacce più naturali o semplificate.

    mettiamo uno strumento di grafica come sketchbook di autodesk, per antonomasia il migliore per fare due disegni veloci, utile per designer/architetti o solo per non mettersi a scrivere, come esempio. per fare una rappresentazione di un prodotto nel caso di un pc/notebook/netbook dovrei acquistare una tablet e poi con un giorno di allenamento azzero il gap di fare disegni senza tutto quell’ambaradan con risultati mediocri e non soddisfacenti. lo stesso caso su tablet, o anche su smartphone da 3,7″ in su, è immediato e naturale, come tornare all’asilo con le mani sporche di tempera e risultati immediati e sbalorditivi.

    altro fronte che ho letto e trattato solo lato smartphone e tablet è il comparto ludico.

    nintendo con il ds ha lanciato il casual gaming sul fronte console ma sta morendo per la sua limitazione di prospettiva a causa di facebook e dell’integrazione del reparto giochi su iOS e Android, una categoria che fa spiccare molti giochi a prezzi veramente ridotti o addirittura gratis. console portatili come il ds o la psp hanno prezzi di esercizio over range e con qualità mediocri o discutibili, basti pensare alle linee di prodotti licenziati disney o giochi preziosi per i loro franchising. sugli smartphone poi il mercato ha preso piede perchè nessuno vuole passare per scansafatiche con la psp accesa in una riunione per giocare a monster hunter o con il ds a cercare di fare i sudoku. va bene il form factor per i più piccoli e le signore ma se siamo in giro non vogliamo passare per bambini, anche se siamo al top della piramide di maslow nella autorealizzazione giocando a pes sul 3ds contro chissà chi nel mondo mentre passeggio con la fidanzata(l’ho visto dal vivo e avrei voluto intervistarlo per approfondire il punto di vista).

    punto a favore il concetto di mobile computing, che di personal ormai ha ben poco visto che i dati ce li stiamo vendendo gratis senza che ce ne accorgiamo. comunque abbiamo a che fare con il fatto che la potenza di calcolo dell’etacs di motorola è superata alla grande perchè quella cosa che abbiamo in mano non serve per telefonare ma come estensione dell’anima. qua in parte cito un docente di filosofia che sostiene che abbiamo trasferito le nostre competenze a questi strumenti digitali che ci aiutano in mansioni classiche della memoria umana. in realtà dovrebbero risolvere il gap di collegamento tra persone e mondo intero perchè dovrebbero esistere per collegamento 3g oltre che wifi per essere always on.

    l’essere always on permette meglio anche una nuova cultura che hai delineato del cloud computing che google fa fatica a far entrare per tempo nel mondo del netbook con Chromium os e il cr-48, in altre parole la motivazione di rendere tutto disponibile indipendentemente dalla piattaforma ma anche salvato in remoto senza doversi preoccupare del client con cui si lavora. questa parte dovrebbe essere il motivo dell’abbattimento dei costi per i prodotti tecnologici per aumentare la quantità di connettività e disponibilità di banda per chi vuole lavorare sulla nuvola.

    da questo posso dire che mi hai stimolato per fare un approfondimento che svolgerò appena possibile come contraltare di quanto hai scritto con alcuni spunti che non riesco a inserire debitamente.
    ti taggherò via twitter per notificare l’uscita ;)

    • Alfa 15. feb, 2011 alle 18:45 #

      Ti ringrazio Ilovedoom, mi fa piacere che questo piccolo articolo abbia suscitato la tua riflessione, anche perchè la tua è una riflessione che mi interessa, fammi sapere dove la continui e ti verrò a trovare volentieri :)

      Se vuoi possiamo anche organizzarci in modo da pubblicare uno strillo qui che linki al tuo articolo, fammi sapere!

      Alfa.

Trackbacks and Pingbacks

  1. Tweets that mention Honeycomb e l’era della tablet utile | L'Androide -- Topsy.com - 15. feb, 2011

    [...] This post was mentioned on Twitter by Rudy Bandiera and pheekopoo, m. cristina usai. m. cristina usai said: RT @landroide_alfa vi spiego perchè ora inizio a credere ai tablet. http://bit.ly/h3Gy9D [...]

Lascia un Commento

Notificami via e-mail quando si aggiunge un nuovo commento alla discussione. Puoi anche iscriverti senza per forza commentare!